ELVIRA MANCO

Mi manca

E’ un travaglio modulare
questa ricerca in te di me:
a scarnitura mi cerco
l’osso del cuore
un sasso che fermi
lo spaginarsi.
E qualcosa mi manca
e ho fame, sete, freddo,
ho la febbre alta,
ho chiodi di ruggine
in tutti gli anfratti del corpo,
e il respiro è questa
vivida sonorità del dolore
mentre ti porgo la giacca
o se parlo al telefono
e quando mi scorre
l’acqua della doccia
e mi sfrego la carne
perché qualcosa esca
forse ho i pori ostruiti
e la pelle non mi lascia
respirare
forse se asciugo bene
i capelli
e quando avrò pulito
le piastrelle del bagno
quando avrò riordinato
i cassetti
vuotato la pattumiera
lavato le camicie
allora forse un giorno
m’accadrà di guardarti
dentro al mio specchio
e mi sentirò
respirare.

10 commenti:

  1. Che bella questa poesia, che bella nonostante (o grazie a) il dolore e la sensazione di mancanza d'aria e di direzioni da prendere che trasmette.
    Si fruga affannosamente nei cassetti e in ogni angolo della casa e del cuore alla ricerca di "un sasso che fermi lo spaginarsi".
    Come non condividere?

    RispondiElimina
  2. commento di Lia Lotti

    Ciao Elvira, benvenuta affettuosamente fra noi!
    Mi dedicherò con più calma alla tua bella poesia, ma a noi piace davvero lavorare anche sui testi con la franchezza dell’amicizia, sfatando la leggenda della perenne competizione fra i narcisismi di chi scrive.
    Perciò ti dico che SENTO nel tuo testo una certo bisogno di asciugarlo e renderlo più filante, meno spiegato e fuori dalla biografia. Graffiante fino alla fine come all’inizio.
    Vogliamo anche crescere in questo confronto.

    RispondiElimina
  3. Mi piace molto l'osservazione lucida, meticolosa del quotidiano.
    Mi sbilancia un pò il finale.

    RispondiElimina
  4. ciao a tutti. vediamo se sono riuscita a iscrivermi per poter commentare. intanto grazie per l'attenzione. grazie a valdo e a paolo zanardi. accolgo con piacere i vostri suggerimenti e, poichè per me è una cosa abbastanza nuova, vi chiedo, se possibile, di chiarirmi meglio. lia, dimmi pure quello che SENTI, il confronto mi interessa molto, il narcisismo -spero- molto meno.

    RispondiElimina
  5. mi piace, possiede un andamento fluido, con alcuni picchi espressivi: la vivida sonorità del dolore, il sasso che fermi lo spaginarsi, l'utilizzo nitido del quotidiano, i gesti usuali. nel finale non riesce a mantenere le promesse iniziali, gli ultimi versi non sono uno spalancare la finestra ma un accostarla nel senso del confortevole, non inducono trasalimenti, non sono una folata di vento, sono riconoscibili, io li ripenserei

    RispondiElimina
  6. grazie paolo, ci ripenserò senz'altro, visto che anche valdo mi dà lo stesso suggerimento. io, per ora, preferisco non commentare i vostri versi: sono nuova e alquanto inesperta, ma vi leggo col cuore.

    RispondiElimina
  7. Ciao! Come non apprezzare una scrittura del dolore con mano di donna, con la capacità di restituire in immagini ogni fitta interiore.
    Secondo me il finale non è sottotono, è solo di difficile comprensione (per me), forse vuol dire che un giorno essere insieme sarà come avere l'altro dentro di sé al punto di vederlo nello specchio.
    La sperata serenità di essersi compenetrati?
    Il concetto potrebbe essere questo?
    Bene, comunque per quanto tu sia nuova sei abile nel maneggiare il tuo lessico originale.
    Anch'io sono nuova, anzi nuovissima, sto commentando da mezz'ora e questo è il mio secondo post. Non sapevo come presentarmi e lo faccio qui, ciao a tutti

    rosaria(susy) fiore

    RispondiElimina
  8. ciao rosaria-susy. Riprovo a risponderti (ieri non ci sono riuscita: non so cosa non ha funzionato e io non sono molto pratica). come prima cosa grazie per la tua attenzione. Ho ripensato al finale (speravo anche in un ulteriore commento di lia ma non è venuto. Ci spero ancora) forse, in effetti, quella sorta di “accomodamento” finale stride col tono di tutta la poesia. Sto cercando soluzioni alternative. Il senso degli ultimi versi è quello di guardarsi allo specchio per scoprire finalmente che l’immagine esteriore comincia a inglobare quella interiore e viceversa. Così come ti pare?

    RispondiElimina
  9. E se la poesia finisse alla parola "Specchio"?
    Mi sembra che in questo modo evocherebbe abbastanza efficacemente la raggiunta integrazione. Il respiro di sollievo potresti lasciarcelo intuire, forse sgorgherà in noi spontaneamente, per quell'immagine nello specchio che ha in sé il senso del riunire.
    Posso?
    Mi viene in mente un possibile finale.

    "Allora forse un giorno
    m'accadrà - dentro allo specchio-
    di vederti."

    (E' solo un tentativo!)
    Ciao da susy

    RispondiElimina
  10. susy, sei gentilissima,grazie! rifletto sul tuo suggerimento: mi pare che spezzi il ritmo dei versi precedenti. sto pensando di eliminare semplicemente gli ultimi due, lasciando "allora forse un giorno/ m'accadrà di guardarti/ dentro al mio specchio" non so. se ci sono altri suggerimenti li accolgo con piacere.

    RispondiElimina